10 aprile 2019. Ma poi penso... ma stiamo parlando di giocattoli, scatole ed insegne. Roba di nessun conto. Ma cosa devo condividere mai! Sono tutte stupidaggini!

Troppo ordine può guastare!

 

9 aprile 2019. Penso che ogni tipo di collezionismo finisca naturalmente per l'impossibilità di comprendere da parte di chi lo pratica che, essendo noi tutti esseri finiti, più prima che poi occorra effettuare un passaggio consapevole ad altri. Un trasferimento abile. Il passaggio del testimone richiede una preparazione particolare ed addizionale in termini di affiatamento e sincronismo al fine di minimizzare i tempi morti nella fase dello scambio. Questo aspetto se non curato o del tutto assente non porta ad alcun successo. Produce la sconfitta. Collezionare per avere, per fare e disfare è riduttivo, cinico. E' un prendersi in giro. E' non avere consapevolezza di se, forse anche non avere stima. Come un debole castello di carte, senza l'opportuno collante, tutto si disfa al primo alito di vento. A nulla serve ammonticchiare, se possedere per se è l'unico obiettivo. Il testimone è una precipua ragion d'essere. Catullo affermava che le cose che si amano non si posseggono mai completamente. Semplicemente si custodiscono.
La vendita fine a se stessa, ad opera del medesimo collezionista prima di passare a miglior vita, come anche ad opera della vedova, del compagno, del figlio, del parente più prossimo al trapassato, e meno prossimo alla collezione, sarà un grande insuccesso. Avrà reso vano il tempo, la forza, la ricerca e la spinta che ha mosso il tutto e ne ha giustificato ogni sforzo.
Molti collezionisti della prima ora dei temi cari a questo sito, ma non della primissima ora poichè quelli non ci sono più, stanno reagendo male a questo scambio e non hanno curato alcun tipo di affiatamento con chi li dovrà seguire. Spesso rendendo le persone più prossime riottose o indifferenti alla condivisione, a causa dell'attaccamento viscerale dimostrato per le proprie cose da chi ne ha fatto passione incondizionata.
In mezzo ad essi, i commercianti e gli altri collezionisti, come arbitri o spettatori di una "partita della vita" fanno la loro parte, quasi sempre tifando per le altre squadre. Molti restano delusi e lo sport della collezione perde di fascino e di "appeal". All'interno di stadi vuoti si consumano le ultime gare.
La condivisione è l'apertura verso il passaggio ulteriore. Verso la fine più nobile. Laddove gli spettatori sono festosi ed attenti e gli arbitri imparziali ed onesti. Dove l'entertainment è globale e tutto è vero. Ma condivisione, faccia attenzione il popolo dei social che pensava di restare indenne, non è ostentazione.

 

1 aprile 2019. Pesce d'Aprile! Polvere effervescente - Bibita rinfrescante

EFFERVESCENTE CATANIA

 

25 marzo 2019. Non collezionerei neanche soldatini di piombo. Perciò questo non farà eccezione...

Libro di fiabe DE VECCHI con brevetto

 

14 marzo 2019. Appena rientrerò a casa, per poter dire "HALLOH", dovro dire "CIAO" ad una cospicua somma di euro. Ciò non dipende dall'aver più aspirazioni del dovuto a prendere lezioni di inglese. E' più una questione germanica di rinnovo delle italiche condizioni. Ma potrei anche dire...
Sto spendendo una piccola fortuna per sostituire una Lehmann Halloh, made in Germany, in perfette condizioni, con una eguale motocicletta a molla, molto rovinata che è nella mia collezione. Ma non ha lo stesso sapore questa informazione, detta in modo così semplice.

 

11 marzo 2019. Chi non capisce niente di automobili, dagli albori alla fine degli anni '50 almeno, non è degno di collezionare giocattoli, scatole ed insegne. Senza una chiave, senza un algoritmo, sinestesia é allochiria, confusione sfrontata mascherata da capacità, in realtà semplice fortuna; quella di trovarsi in un luogo ricco di apparente bellezza, di cui non si è capaci di comprenderne le più intime sfumature e di cui si resta succubi. Si resta come raccoglitori di figurine dinanzi alla fabbrica che li stampa. Senza alcuna vera crescita.
La chiave di lettura è un parametro che tutto raccoglie e tutto permette. Suggerisco perciò a chi vuole crescere in questo ambiente di "raccoglitori di figurine" di ripassare, se non studiare, l'evoluzione dell'automobile dalle prime ancetres della fine dello scorso secolo, sino alle auto del periodo in cui vorrà fermarsi. Scoprirà molte analogie e scorciatoie per riconoscere ciò che non arriva, altrimenti, così subito come si pensa.

 

8 marzo 2019. Non si finisce mai di imparare e di conoscere. Alla base ci vuole sempre curiosità e desiderio di andare oltre. In questo giorno noto per la festa delle donne, desidero felicitarmi con la signora Sandra che ha saputo spingere suo marito Beppe verso la direzione giusta, invitandolo a comprare una Super Lux che si è rivelata essere molto più interessante del previsto. Laddove altre mogli, non è un luogo comune, avrebbero fatto di tutto per far desistere il proprio uomo. Così si viene a scoprire che l'ingegnere Galletti, l'inventore di questa splendida auto giocattolo, dopo la versione a carica a molla aveva fatto realizzare anche una versione elettrica con doppia pila. La prima cilindrica e più allungata rispetto alle comuni torcia, dava illuminazione ai due fari anteriori, alla targa ed al cruscotto dal lato del passeggero. La seconda, una pila da 4,5 volts, imprimeva vita e movimento a questo gioiello dell'immediato dopoguerra, azionando le ruote. Si ripete così la storia raccontata pochi giorni fa sulla Alfa Romeo 1900 Ventura speciale, nata elettrica ma senza filoguida. Qui la situazione è simile. Ma della Super Lux, i modelli conosciuti sono già molto pochi. Questo stavolta lo definisco unico, senza tema di smentita. Come questi oggetti così speciali vengano fuori solo in tempi così recenti mi da molto da riflettere. Per anni di folli ricerche non se ne conosceva l'esistenza. Adesso che i collezionisti si aggirano per le grandi sale delle mostre, come mastodontici dinosauri affamati, ormai in via di estinzione, continuano a fuoriuscire nel mercato oggetti di altrettanto grande peso. Dopo brevi riscontri e grazie ad altri collezionisti, vengo anche a scoprire, grazie a questa immagine pubblicitaria della fine degli anni '40, che qualcuno sapeva della possibile esistenza. Tutto confermato oggi dal ritrovamento dalla SUPERLUX ELETTRICA color melanzana.

da la Rivista del Giocattolo

 

7 marzo 2019. Ho chiesto ad alcuni amici di farmi avere degli scatti della mostra "LET'S PLAY" di Giovanni Marangoni al Mercanteinfiera. Non avendo mai sentito parlare di questa persona tra gli amici collezionisti; sapendolo mostrare parte della propria collezione in una kermesse così importante, mi comportava una certa curiosità. Se non altro per il desiderio di arricchire le mie esperienze con qualche fugace scatto fotografico.
La mostra è ancora in corso, potevo anche andare a vederla di persona, ma, per fortuna c'è chi ci è incappato prima, togliendomi ogni dubbio circa la necessità di farsi tanto male. Non vi affaticate perciò a partire per andarla a vedere. Evitate di aggiungere la vostra delusione a quella che ho provato io, conclamata, al ricevimento di alcune immagini delle vetrine.
Avevo delle titubanze che scaturivano dalla visione dell'immagine rappresentativa che si vede sul sito istituzionale del MERCANTEINFIERA. Solo 6 giocattoli in essa erano stati scelti per richiamare l'attenzione sull'evento. Ricevere le foto dell'allestimento dal primo degli amici interpellati, mi ha obbligato a chiedere subito agli altri di evitarsi l'incombenza di inviarmi altre foto. L'allestimento era più squallido e sciatto della immagine di presentazione e quello che ho scoperto sul web ha riservato ulteriori sorprese.

DAL SITO DEL MERCANTEINFIERA DI PARMA

 

Ma restiamo sull'immagine simbolo della mostra. In essa 3 robot giapponesi fanno pendant con 3 giocattoli tedeschi. La parte germanica è pessimamente rappresentata da 2 automi SCHUCO, uno dei quali in evidente stato di decomposizione, senza vestiti e con parte della lanetta che costituisce i capelli, completamente al di fuori del proprio alloggio, sembrando più un velo parasole che ciò che resta del cuoio capelluto. Il gattino della KOHLER GKN è poi quanto di più comune possa esistere, anch'esso un po' consumato dall'uso. Si sa la rarità è un concetto che alberga solo nelle menti dei collezionisti compulsivi e disadattati (Si sente il sarcasmo? n.d.a.). Quanto possa valere fare mostre a tema con oggetti che puoi trovare su ogni bancone di una fiera delle pulci, qualcuno poi me lo spiegherà.
Ma la parte giapponese non è meglio rappresentata. Il robot più grande è una copia moderna dello SMOKING ROBOT YONEZAWA, primo madornale specchietto per le allodole, difetto di sensibilità, errore macroscopico di informazione, falso si potrebbe anche dire. C'è poi uno SPARKY ROBOT della KO YOSHIYA, mancante di anello superiore dell'antenna, e sufficientemente patinato dall'uso da far apparire troppo lucido il compagno più grande appena descritto. Infine poco arruginito e precario nell'equilibrio, uno SPACEMAN della NOMURA, con i piedi bloccati su una base di legno tramite fil di ferro guainato in gomma, mancante della originale e rara filoguida, con una torcia in mano che prima di consentirgli viaggi nello spazio, può ormai solo far luce ad una certa connaturata cecità, che è modo di fare mostre di nessun pregio.
Nell'intervista dedicata sul sito on-line degli organizzatori questo professionista dell'alta moda, lo stesso che invita chi vuole entrare nel suo mondo ad essere "consapevoli che oltre all’immagine da favola della sfilata sono necessari metodo, conoscenza e tantissimo, impegnativo lavoro." (Queste le sue parole dal sito di MKSMILANOFASHIONSCHOOL.IT), preferisce (e qui inorridisco) parlare del giocattolo "vissuto" da prediligere al puro reperto di antiquariato. L'ennesimo raccoglitore seriale che viene assurto al ruolo di collezionista, non meritato per quello che ho visto esporre. Ma magari, in sua difesa, posso dire che sia stato costretto a prestare qualche giocattolo di nessun pregio per una mostra che non desiderava fare.
Dei suoi giocattoli la GAZZETTA DI PARMA afferma che è in esposizione anche un raro SNOOPY AMERICANO del 1930. Anno in cui forse neanche SCHULZ lo aveva ancora idealizzato. Ma l'idealizzazione è il primo scampolo in saldo del sentimento spicciolo dell'emozione in/out del bello e del brutto. Non necessita di conforto di veridicità.
Eppure l'idea di esporre qualcosa che nell'aspetto del vissuto doveva mostrare l'originale punto di vista poteva ancora funzionare. Ma ad un patto, che gli oltraggi, le cicatrici, le mancanze di ogni singolo pezzo, potessero avere un valore universale, raccontato con caparbietà, con ironia, con senso critico, forse anche con distacco ma in chiave attuale. Niente di tutto questo. Le vetrine mostravano oggetti banali, brutti, non rari, filologicamente disaccoppiati, di epoche diverse, non omogenei, neanche troppo diversi. Senza parlare degli errori clamorosissimi di date e di attribuzioni nelle didascalie.
Finchè esisteranno questo genere di esposizioni, dovrò vergognarmi di essere collezionista all'occhio del profano? A mia difesa, penso che questa raccolta, perchè di collezione non parlerei per non offendere le intelligenze di nessuno, sia peggiore di molte altre che avrebbero fatto migliore figura senza troppo impegno. Era un dispiacere per gli occhi. Soprattutto dove si pensa che l'immagine per eccellenza che rappresenta il MERCANTEINFIERA è ancora una composizione di giocattoli e chincaglierie, davvero d'epoca, contenuti dentro un camioncino della italiana CARDINI di ben più alta levatura.
Se anche questo è specchio dei tempi, è andato tutto bene! Nessun problema. Nessuno di accorgerà di questo ennesimo oltraggio. Ma finisco con una chicca... Che ci sia una certa consapevolezza del rischio di fare una mostra inadeguata e non all'altezza lo si desume da un particolare che è in una vetrina. All'interno della quale accanto ad una scintillante auto cromata da corsa della Ingap è posto un libro aperto che riporta una immagine della stessa vettura. Come dire:"Se non credete all'importanza di quello che mostro... Guardate! Il gioco è in un libro! E' davvero importante il gioco! Quindi è importante le mostra". Idealizzazione per imprimatur, neanche un sillogismo aristotelico ardirebbe ad essere così forte. Quindi, in fondo, mancanza di certezze, vacuità, dispersione del significato, tristezza. Su tutto regnava la tristezza. L'emozione che meno di tutte si attaglia al gioco che nasce e sviluppa l'uomo in una escalation che solo il passaggio a miglior vita estingue.

 

3 marzo 2019. Viaggio lampo a Palermo di un pomeriggio domenicale normalmente riservato al riposo o alle passeggiate in campagna. Di corsa a caccia per l'auto da corsa Diana. Possibile così, a casa, un raffronto di una nuova variante di colore.

LA PRIMA AUTO DA CORSA DELLA INGAP dalla collezione di Giovanfranco di Giunta

 

1 marzo 2019. Conoscevo solo 3 versioni della Alfa Romeo 1900 Ventura. La versione con carica a molla, la prima serie. Poi la versione filoguidata con telecomando, nelle due versioni con scatola-guida e fondo in metallo, seconda serie, ed infine quella con scatola-guida e fondo in plastica rossa. Per la prima volta, pochi giorni fa, mi sono imbattuto in una versione elettrica non filoguidata. Sembrava sulle prime un ibrido, forse solo un'invenzione di un buontempone. Ma poi ragionandoci bene sopra e grazie ad un paio di particolari che la rendono diversa dalle altre, non dico unica, benchè sia molto tentato, ho avuto conferma dal venditore al quale avevo fatto una proposta adeguata che potevo annoverarLa nella mia collezione. Mi è arrivata ieri. L'ho confrontata ed ho scattato questa foto. Devo dire che la trovo proprio affascinante! Nei prossimi giorni racconterò le differenze tra i vari modelli in una pagina dedicata. Per ora l'immagine di questa auto che rappresenta la tessera mancante di un passaggio obbligato dal carica a molla al filoguidato elettrico.

ALFA ROMEO VENTURA dalla collezione di Giovanfranco di Giunta

 

28 febbraio 2019. Lo avevo scritto e detto chiaramente. Questo è l'anno del maiale!

Il maiale col pizzo lo zampone affonda
su fave di cacao grugnendo socialmente
alla fiera del mercante impenitente.
Nessun osi cavalcare la sua onda.

 

23 febbraio 2019. Appuntamento con avvistamento! E fu così che, ancora una volta, acquisto giocattoli prima ancora di recarmi ad una mostra-scambio dedicata, che si celebrerà domani. Avevo appena concluso un incontro a casa di un amico di Milano, collezionista eccentrico, che abita in una casa secondo me troppo piccola per contenere tutto ciò che possiede e che continua a volere ostinatamente tenere per se. Prendo la metro, arrivo alla stazione di Porta Garibaldi. Mi salutano le torri dell'UNICREDIT. Non le avevo ancora mai viste da sotto, ma solo da lontano. Imponenti, senz'altro. Ma non mi attirano più di una auto al fondo del parcheggio che sul tetto ha una jeep Modern Toys bianca. Quella che si scorge qui sotto in mezzo ad altri giocattoli tutti appartenuti sino ad oggi ad un solo uomo.

I giocattoli di Maurizio adesso nella collezione di Giovanfranco di Giunta

 

Adesso i giochi sono nella mia collezione. In realtà non desideravo acquistarli tutti. Ma questo è il senso del racconto e del tema che sottende l'immagine nella sua completezza. Visti così tutti insieme raccontano la giovinezza di una persona che non conoscevo sino a pochi minuti prima, col quale ho scambiato moltissimi messaggi che mi avvicinavano all'incontro. E' affascinante sapere che siano rimasti ancora insieme. Il proprietario, dopo la mia scelta di prenderne solo alcuni, ha preferito regalarmi gli altri. Perchè li aveva ormai portati fuori dalla casa della madre, perché non aveva più senso dividerli, insomma perché non andava fatto!
"Quando si smette di giocare?" Chi ha conservato diligentemente questi giochi ha lasciato Milano per andare a vivere in Argentina e divenire un "tanguero". Ritornato in Italia ha deciso di spostarsi in Svizzera. Ha imparato a ballare con la sua compagna, usando la sensibilità del petto, vibrando e sbagliando insieme con Lei, ha posto una nuova attenzione al suo senso del gioco. Non ha abbandonato i suoi giochi, me li ha consegnati; avanti, indietro, di lato, in obliquo, di traverso. Un gioco di Gamba il suo. I giochi di Gamba adesso i miei, perchè è anche il Suo cognome.

 

10 febbraio 2019.
La sindrome di Peter Pan è una costante del collezionista? Probabilmente è una condizione essenziale "in nuce" per colui il quale ha deciso di dedicarsi ai giocattoli più di qualsiasi altro tema da cui patologicamente non è possibile poi più discostarsi, senza perdere in modo definitivo l'interesse per gli stessi. Ma forse è una condizione di base che investe qualsiasi tipo di collezionista che si interessi a qualsiasi tematica.
Nel caldo rifugio della ricerca e della raccolta (che si spera essere ragionata e calibrata in una misura non troppo compulsiva) ogni responsabilità viene meno. Ecco perchè conosco sempre più spesso dei collezionisti che restano in ombra, che volano basso, che evitano il confronto diretto e vivono nel loro solo mondo, schermati dai messaggi di una casella postale virtuale.
Mi chiedo perciò se dalla sindrome si possa uscire, se non sia essa stessa motivo per continuare "ad libitum", finita la quale è finito tutto.
In senso diametralmente opposto, pensando ancora al Michele deturpatore della mia scatola Arnold (vedi 26 gennaio), persiste ancora la scia del ragionamento sulla crescita forzata di un bambino nel mondo adulto, prima del tempo naturale.
Oggi, a peggiorare questi ragionamenti e a portarli al vicolo cieco della patologia della imprescindibile costanza della sindrome, ha contribuito l'acquisto del "Ricordo di Piedigrotta" immortalato in questo olio su tela che ritrae una banda sonora di quattro scugnizzi napoletani. La banda di Peter Pan è qui al completo!

Triccaballacche e Scetavajasse si produssero nel putiferio del Putiputipu

 

Il periodo di realizzazione del quadro dovrebbe collocarsi verso la fine del secolo diciannovesimo. Forse agli albori del nuovo secolo, ma non è il periodo di realizzazione che mi interessa. Mi sono chiesto chi fossero questi ragazzini armati di Tammorra, Triccaballacche, Mandolino, Cornetta e Bandiera ed ho cominciato a fare ricerche.
Giovani napoletani, è chiaro! Ma ho voluto pensare anche che non fossero solo dei bambini, che avessero anche dei nomi e dei cognomi. Quelli che mi hanno maggiormente colpito sono stati: Cangiullo e Viviano, che fanno rima con fanciullo e con baccano.
La festa canora di Piedigrotta ha avuto come grande interprete Francesco Cangiullo, nato nel 1884 ed autore, nel 1916, di Piedigrotta, poema parolibero ispirato alla omonima festa popolare napoletana (già prefigurata ed anticipata in due eventi della Galleria Sprovieri di Roma con tutti i leader del movimento futurista tra cui Marinetti, Sironi, Balla e Depero). Si tratta dello stesso autore del manifesto "Il mobilio futurista" che il 22 febbraio dell'anno prossimo compirà cento anni, in cui si auspica la creazione di mobili parlanti fatti di "intrecci, scontri e corpo-a-corpo di lettere di svariati caratteri".
Il secondo artista nato nel 1888, appena quattro anni dopo il primo, è Raffaele Viviano (noto come Viviani). Così si espresse parlando di Piedigrotta: "Sta festa ‘o ssa’/nasce e more ccà./Chi a vo’ rifà,/nun ‘a po’ imità./E ‘o stesso popolo ca fa./E chistu popolo sta ccà.". Viviano, chiamato da bambino in famiglia anche Papiluccio, all'età di quattro anni imparò a memoria il repertorio del tenore comico Gennaro Trengi, famoso per i gilet coloratissimi (Futurista ante litteram?) tanto da fagli perdere il posto, sostituendolo in modo definitivo e vestendosi dell'abito di un pupo riadattato. A 12 anni, alla morte del padre impresario, il divertimento di bambino diviene l'unica opportunità per sfamare se stesso e la propria famiglia. Il bambino diviene coattamente adulto e responsabile.
L'individuazione di due artisti su quattro bambini presenti mi basta perciò per completare questa immagine del "Ricordo di Piedigrotta". Gli altri due ignoti, magari sono artisti solo perchè "stanno ccà", come diceva l'adulto Papiluccio. L'essere napoletani li fa già tali.
Ma voglio completare la visione in modo spregiudicato, non impossibile, ma neanche confutabile. Il terzo artista è l'esecutore di questo olio; ha ritratto se stesso o forse un figlio. L'ultimo spazio, l'ultimo nome, lo lascio al collezionista in sindrome, qui immortalato per sempre. Può essere musica, può essere baccano, resterà sempre un ricordo.

 

5 febbraio 2019.
Questo è l'anno del MAIALE D'ORO. Con la festa di primavera il popolo cinese si approssima da oggi a ritenere più ricca, abbondante, solidale e collettiva ogni azione del proprio essere. Questo dicono le cronache. Di parere contrario appariva il pensiero del dorato presidente americano che voleva imporre nuove misure di imposizioni doganali. Ma forse dell'inizio del nuovo anno cinese verrà avvisato anche Trump e, dietro la corresponsione della abolizione dei dazi sulle auto americane, il maiale potrà ingrossarsi nella doverosa dismisura...

In coincidenza con le festività di Sant'Agata

 

26 gennaio 2019.
Michele, che fine ha fatto la Tua fanciullezza? Quando hai abdicato per la tua crescita incondizionata? Hai scelto tu o hanno scelto per Te? Eppure c'è stato un momento che hai sentito il bisogno di apporre la Tua firma su qualcosa che volevi che fosse solo tua.

SCATOLA SIREN ARNOLD

 


Hai avuto fratelli che hanno determinato in te l'idea di distinguere il tuo gioco dagli altri? O piuttosto sei cresciuto così in fretta da non ritenere più necessario di dimostrare a nessuno che possedevi tanti altri giochi in altrettante scatole?
Quando hai smesso di ricordarti dei tuoi giochi e della firma che hai apposto, deturpandola, su una scatola di cui non ti importa più niente? Michele, se li rivedessi adesso, li riconosceresti? Una lacrima scenderebbe giù dal viso o continueresti a vederli distaccatamente, imperturbato e con assoluta indifferenza? Michele sei nostalgico o vivi maledettamente nel presente? Perchè mi ha deturpato la scatola senza presentarti?

SCATOLA SIREN ARNOLD


 

25 gennaio 2019. Distacco, presa d'atto, brivido, raccapriccio, stupore, sorpresa. Quante emozioni può darci la stessa cosa. Occorre capirne l'intimo significato. Senza aver tolto la buccia ciò che vediamo a volte appare diverso da quello che è realmente. Spesso interviene in questo giudizio la convenzione ed il luogo comune, viziato dal comportamento fastidioso della massa. Ma riuscire a ritornare sui propri passi, constatando che ciò che ci circonda è più bello di quanto gli altri ci impediscano di vedere, rende ogni azione del nostro presente immutata bellezza per noi stessi e per gli altri.

 

24 gennaio 2019.
Colleziono libri di fiabe ed ho anche un sacco di doppioni da cedere in una pagina del mio sito cui si può accedere cliccando su: "FIABE". Sapendo che Rosaspina era il nome della bella addormentata, ho pensato che anche CICILLINO avesse a che fare con le fiabe di Andersen. Per quanto il viso non mi apparisse nuovo, non sono riuscito a ricordare. Mi è poi venuto in aiuto un amico di Fb che mi ha suggerito di cercare tra i personaggi del Corriere dei Piccoli. Ecco perciò apparire una ROSASPINA di Antonio Rubino ed un CICILLINO, figlio di LOLA E LOLLO, il Buttercup di Frederick Burr Opper. Resta un mistero capire a cosa servissero questi coperchi da 9 cm di diametro cadauno.

Coperchi in latta di scatole ignote.

 

15 gennaio 2019.
Sparita dal web prima della naturale scadenza, oggi riappare di nuovo l'auto della Gunthermann tanto ambita. Cambia la strategia di vendita. Si passa dalla modalità a migliore offerente con rialzi curiosi, alla grossa grassa richiesta economica, doppia rispetto alla miglior quotazione mai raggiunta per questo modello, con possibilità di offerta al ribasso. Complimenti per la strategia! Cosa ci aspetterà la prossima settimana, dopo una nuova chiusura anticipata dell'inserzione, una vendita parziale di due ruote ed un passeggero per un quarto del prezzo con possibilità di opzionare la restante parte a rate e consegna su un ponte sospeso a confine tra due stati rivali che intanto si bombardano scambievolmente? O il venditore si aspetta di ricevere il denaro per spedire con assicurata un mattone nel pacco?
Ma quest'auto giocattolo esiste davvero? O resterà un fantasma che si rivolterà contro chi lo ha prodotto ed andrà a riempire, prima che gli scaffali di una vetrina di un collezionista, i sogni (vieppù incubi) del più funambolico dei venditori di oggetti a tema? Chi vivrà saprà. Seguirò le vicissitudini con vibrante commozione, ascoltando l'Adagio in G maggiore di Remo Giazotto (noto più spesso ed erroneamente come Adagio di Albinoni). Dove stia il falso sarà ancor più difficile rivelare...


 

9 gennaio 2019.
Gordon Bennet spettacolare per qualità e condizioni su eBay a Santa Teresa di Gallura, ma con le foto di un'asta americana del 2014. La versione da 26 cm millantata come la più grande, quando invece più grande esiste e con ruote di caoutchouc. Omini troppo chiari per le mie abitudini e conoscenze. Stop alle telefonate. Grazie. L'ho vista! Non mi convince tutta la situzione. Spostate il vostro interesse su altro. Questo il mio consiglio.


 

6 gennaio 2019.
L'odore di polvere da sparo, sparso per quartieri mentre una banda, accompagna le reliquie della santa, impulsi religiosi dell'Occidente. Accidente.
(cit. Mario Sgalambro, Franco Battiato)

Albeggia al porto di Catania... su un tavolo del mercato delle pulci degli archi della marina, una schiera di scatole in latta di polvere da caccia di varie fogge, grandezze e formati, ormai vuote, lascia strascichi per avventure di caccia metropolitana.

Albeggiando al porto di Catania su un tavolo del mercato delle pulci sotto gli archi della marina.

 

3 gennaio 2019.
Certe volte le più grandi soddisfazioni si ricevono da illustri sconosciuti. Ma mai dimenticarsi degli amici.

 

2 gennaio 2019.
La Ventura si può migliorare con forza d'animo ed olio di gomito. Tutto tornerà a luccicare...

 

1 gennaio 2019.
105 Questi i numeri delle immagini dell'anno appena trascorso nel mio BLOG riguardanti: auto d'epoca (14), scatole (18), giocattoli (21), insegne (10), vassoi (4), biglietti da visita (1), documenti cartacei (4), mostre (16) ed altre foto legate a temi e curiosità. Così anche il 2018, per quanto mi sforzi di parlare anche di altro, almeno nelle immagini, il tema dei giocattoli è stato sempre prevalente. Le scatole e le auto d'epoca restano un attimo sotto. Poi tutto il resto... Questo è solo un anticipo di ciò che si potrà scorgere.

Acquisto oggetti in latta: targhe, insegne, scatole, giocattoli, libri e biglietti da visita in questo materiale.

 

Quest'anno si parlerà di tante cose nuove che provengono dal passato. Tenetevi forte ed attenti alle parti più taglienti. La latta è affascinante ma non perdona!


 

Per chi avesse voglia di rileggere quanto scritto negli ultimi anni, è pregato di cliccare sui rispettivi link
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