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26 marzo 2022. Vate, la pesca! Collezionare con attenzione e con curiosità. Questa scatola cofanetto esula dai formati più tradizionali. Nel libro "Scatole di latta" è inquadrata come risalente al 1915. Peccato veniale che va ricondotto a quanto scoperto. Qualcosa infatti non mi quadrava ed ho deciso di comprarla per togliermi il dubbio.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

"Fornitrice della Real Casa, Fornitrice del Principe di Montenevoso." Con questa autorizzazione, concessa alla ditta Saiwa, comincia la collaborazione del Vate, principe di Montenevoso, titolo che Gabriele D'annunzio ottenne nel 1924 a fronte del suo distinguersi per le imprese militari sostenute in tempo di Grande Guerra.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

Pensiamo per un attimo a chi avesse letto con distrazione questa certificazione d'altri tempi. La famiglia Reale era in effetti costituita da un numero cospicuo di componenti. Il principe di Montenevoso, superuomo, amava circondarsi di tanta gente, ma era profondamente solitario ed individualista. La fornitura non necessariamente perciò si tradusse in tonnellate di biscotti. Ma, si sa, l'autorevolezza non è mai riconducibile ad una moltitudine.

 

24 marzo 2022. "C'era una volta ed ora non c'è. Testa di Rospo attende il Suo Re. Là, la Fantasia si può comprare. Rubino nell'aere e gocce nel mare. Dispersa la forza, richiesta d'amico. Saltella, la fossa è più stretta di un vico. Partenza di scatto, sotterra il nemico, capocchia di spillo, fortezza di fico. Rimugino e rumino. Attento e finito di fronte al domenicale rito. Parvenza di cerchio, triangolo in sito. Balugina in core il lampo appuntito. La sferza è già data, la sorte è segnata. Non tornerà indietro promessa inevasa. Calpesta ogni dove del proprio vissuto. Rinnega l'efflato del manto canuto. Capienza smodata, raccolta perversa, rincorsa la rata che già si riversa, sul futuro andato, di borsa già spesa da Vispa Teresa e canuto Te voglio. Non prova di orgoglio, non rapida ascesa. Fin quando è la guerra, null'altra è la resa."

 

20 marzo 2022. La sospensione è argomento che riguarda ogni guerra.

 

15 marzo 2022. Gli ultimi acquisti portati a termine sono stati molto impegnativi al punto da impormi di rivalutare l'impostazione che sto dando alla mia collezione. A dare minor stabilità alle mie certezze ho letto oggi l'articolo di Michele Serra in merito all'ingiustificato accumulo di bombe atomiche nel mondo. Se ne contano almeno 15000 quando, è ben noto, ne bastano una cinquantina per annientare il nemico (e anche l'amico). Il giornalista è dovuto ricorrere ad un assioma con la psicanalisi che classifica come "perversione" il collezionismo in generale e quindi, nella fattispecie, anche quella di chi accumula strumenti di distruzione di massa per far tornare i conti del suo pensiero.
Per poter continuare con serenità la mia ricerca e le mie acquisizioni e, nel contempo, dare al Serrato editorialista conferma di buon ragionamento, preferisco ricordare che per un collezionista come il sottoscritto vale sempre la differenza tra raccolta e collezione. Non scomodando così la scienza della psiche che vede gli estremismi patologici dello studio delle varianti in chi colleziona, può bastare pensare al più fissato dei raccoglitori. Perchè la collezione, quando non è ossessiva compulsiva, quando lascia spazio ad altre espressioni di vita, è ancora comportamento di persona sana. Poco importa che l'indole che abbia fatto partire tutto sia una forma di erotismo ritualizzato nel piacere di possedere e conservare. La raccolta invece è più sbrigativa, inconsapevole, non necessita di spiegazioni; è dell'ignorante cronico; non ammette spiegazioni e non troverà ragione. Ad essa si riferiva lo scrittore de La Repubblica, intento a trovare più fascisti, amici dell'innominabile, che compagni, scacciando la repressione, cercando alibi.
La scienza ha bisogno di elargire farmaci per dare risposte alla cure che la mente non sa dare; quando, invece, la mente può darsi cura da sola. Il giornalismo non ha questo bisogno. Crea "male" e non da alcuna cura.
Non quindi una raccolta, non un accumulo. La collezione ragionata, che salva la vita "è un bene assoluto... Tutt'intorno, ai suoi margini, c'è l'abisso."

 

13 marzo 2022. La stragrande maggioranza dei collezionisti italiani ha sempre rifiutato di acquistare giocattoli di latta fabbricati nei paesi dell'est per una ragione molto semplice: quelli che sono arrivati copiosi nelle città italiane rappresentavano spesso le brutte copie di giocattoli già inventati in precedenza da altre grandi marche con parecchi decenni di anticipo. Erano a tutti gli effetti una invasione. Per molto tempo sono stato convinto anche io che i manufatti dell'est fossero da evitare e dimenticare. Da pochi anni a questa parte ho ripreso a valutare ogni produzione del mondo anche in chiave storica. La funzione del regime che ne ordinava la produzione ne limitava la creatività, imponendo una realizzazione molto poco variegata a tutto vantaggio della coerenza statalista. Con maturità anche in questo ragionamento c'erano degli errori.
L'espansione determinata dalla globalizzazione digitale mi ha permesso di conoscere la vastità delle produzioni, meno note, della Cina Rossa e della Rossa URSS (CCCP) che mi hanno permesso di allargare il campo di visuale e comprendere che la vastità di produzione non era solo determinata dalla tiratura di ogni giocattolo - Questo basso profilo valutativo derivava da giocattoli come la pista ad 8 con carica a molla fabbricata in Russia; oppure al pagliaccio su calessino che imita spudoratamente il Balky Mule della tedesca Lehmann, dell'area della Grande Germania, che ha il primo brevetto nel 1905, realizzata invece specificatamente nell'area tedesca della DDR - Anche un regime per quanto stringente consente aperture che, se possono apparire limitazione al pensiero occidentale, comportano l'espressione della fantasia dei costruttori, solo apparentemente circoscritte nei binari di un sistema chiuso su se stesso.
Questa rivalutazione delle produzioni legate a concetti che non appartengono alla libera democrazia, quanto piuttosto alle restrizioni degli stati totalitari, rendono nobile qualsiasi giocattolo. Specie se si pensa a quelli che non riguardano la militarizzazione. Se quindi è vero che già da qualche tempo desideravo acquistare i giocattoli della corsa lunare, senza riuscire a farlo, perchè inarrivabili (e non mi riferisco alle distanze spaziali; di uno dei quali ho già parlato nel BLOG del 20 aprile 2019); altri giocattoli in latta realizzati nell'epoca di influenza tra Chrušcëv e Brežnev cominciano a solleticarmi, giammai per affinità di pensiero, ma per qualità dello studio che c'è dietro.
Su tali acquisti ritornerò e parlerò delle equivalenze di certi pensieri di stati limitrofi nella più vasta produzione dell'industria cinese. Oggi mi sono avvicinato a questa nuova raccolta di pochi pezzi che mi accingo ad intraprendere con l'acquisizione di questa moto, da sempre snobbata, è adesso divenuta un must, da avere a tutti i costi. La posizionerò vicino al cofanetto contenente 100 cd dei russi esecutori di musica classica da brivido, che amo ascoltare in sottofondo quando sono a casa; sempre che Emma non preferisca insistere nell'ascolto e riascolto de "IL COCCODRILLO COME FA?", perchè ogni era ha i suoi dittatori. In controtendenza, come le mie solite abitudini indagatorie mi impongono, con chi vuole cancellare passaggi di storia, potrò cominciare le ricognizioni amene dotato di mezzo di trasporto.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

11 marzo 2022. Bertoia oggi assesta un nuovo record per uno dei giocattoli più amati di sempre: i motociclisti Topolino e Minnie della tedesca Tippco.

 

6 marzo 2022. Questa è una delle tante composizioni che ho realizzato negli anni con la mia collezione. Un insieme di scatole di giocattoli a batterie, molte delle quali ancora piene di giochi mai usati che non vedranno la luce se non occasionalmente. Sono perciò quasi tutti, con poche eccezioni, giocattoli che non hanno dato gioia ad alcun bambino. Questa inespressione di potenzialità va a tutto vantaggio della conservazione. E' quindi ciò che più desidera il collezionista, argomento già svolto spesso su queste pagine. Si cristallizza il gioco al momento della creazione e la contemplazione può raggiungere il massimo delle aspettative. Ma dietro questa egoistica necessità determinata da una raccolta di oggetti perfetti, la verità è che ogni sorriso, ogni spensieratezza respinta, impedisce ad un bambino di crescere in modo completo, lasciando vuoto per sempre uno o più tasselli. Ogni gioco non dato ad un bambino è un gioco sprecato, privo della funzione. Questa diversa vacuità è più forte della vacuità del collezionista che qui, ed oggi, non può pertanto essere celebrata.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

Volendo rimarcare di questa foto un oggetto in particolare, avulso da tutto il resto per genere narrativo e per tipologia, il treno che sta alla base di tutto ciò che qui si mostra, è il gioco che voglio mettere in evidenza. Per moltissime ragioni.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

Innanzitutto perchè completamente diverso da tutti quelli che lo sormontano per paese di produzione. Sono infatti tutti giapponesi, laddove questo solo treno, versione militare del modello 1300, è stato realizzato in Italia a Padova da INGAP.
Poi ancora perchè nasce già interessante per la composizione dei tre mezzi (anch'essi adeguati alla versione militare) che caratterizzano questa versione convoglio che in ogni singolo vagone trasporta un carro armato, un aereo ed un'auto berlina; tutti rigorosamente in livrea mimetica. L'insieme è stato da me aumentato numericamente con due vagoni, di produzione tedesca, con animali da circo raffiguranti una giraffa ed un elefante, a fronte della suggestione, ricordo da adolescente, di un'immagine di un film di guerra. Il desiderio era più teso a stemperare la grevità della forza dirompente di un convoglio altrimenti solo militare; apologetico quasi e propagandistico oltremodo.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta
Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

Questa immagine è metafora dei giorni attuali. Da un lato un convoglio lunghissimo, fermo, in attesa dell'ordine di recarsi dove serva per dispensare comportamenti intollerabili. Dall'altro una serie infinita di possibili espressioni positive dell'essere, limitate dalla chiusura dentro scatole, che attendono di esprimersi.
Non c'è spazio ancora una volta per essere collezionisti, occorre essere prima di tutto uomini che vogliano tutti insieme spiegare al nuovo dittatore globale che il pianeta Terra non è un gioco che ci si possa permettere di rompere. Non lo dico da collezionista. Con tutti i tasselli a posto, lo dico da uomo.

 

2 marzo 2022. ”La bellezza salverà il mondo” (cit. Dostoevskij). Dalla universale Bicocca Milano alla circondariale Bicocca Milano del sud, augurerei un passo breve alla donna che ignora che un patrimonio dell'umanità non si cancella con colpi di spugna da revisionismo spiccio e contingente senza rimetterci la testa.

 

1 marzo 2022. Mi si rende disponibile una seconda auto corsa Cardini già da qualche mese. Per un po' tentenno, ma di fronte ad un prendere o lasciare ormai divenuto drastico, non so cedere e completo l'acquisto lo scorso 19 febbraio. Se fossero già successi i fatti del 24, avrei desistito, pensando che di ben altro si vive ed in questo momento tutto ciò che è superfluo come questa collezione non ha alcuna necessità di essere inseguito, perchè inutile e di nessun pregio.
Forse in realtà invece resta importante la condivisione, nella misura in cui serva per vagare con la mente, multilateralmente, per non parlare d'altro e, soprattutto, dei temi più scottanti di questi giorni che rendono anche la mia città più silenziosa e tetra di quanto non sia riuscito a fare in due anni ogni momento di serrata, di chiusura, dettato dalla pandemia. Non si sentono ambulanze, non ci sono macchine per strada. Non una persona. Non ci sono suoni. Se il Covid ha impedito a chi si ammalava di sentire i sapori, l'armata rossa col suo operato non sta consentendo a nessuno di sentire rumori, o quantomeno i suoni provenienti dalla vita. Perchè tutti i comuni mortali sono immobili ed inermi dinanzi a questo nuovo oltraggio nei confronti del mondo intero. Il coprifuoco è divenuto psicologico. La chiusura all'interno delle case è determinata dalle tenebre di questa civiltà, non da quelle di routine di una notte che verrà scacciata dalla prossima alba. Queste considerazioni sono premesse che mal dispongono chiunque a fare congetture in senso di completamento di qualsiasi ragionamento. L'incertezza già forte per il dissesto economico scaturente dal virus che ci siamo lasciati alle spalle adesso è la base dell'inattività precauzionale.
Perchè non intervenga sconforto, mi rifugio ancora una volta nei fasti del passato e nella bellezza delle effimere realizzazioni di una ditta italiana che amo molto.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

In tutto il loro splendore pubblico queste due auto da corsa Cardini, per la prima volta accostate in una immagine a colori. Dovrebbero darmi serenità e gioia. Ma il mio stato d'animo non cambia. Mi sono illuso per un momento di poter cancellare altre immagini ed altri pernsieri.
Delle due visibili la rossa rappresenta il nuovo acquisto. La livrea dal colore più consono alla italianità per eccellenza, nel campo delle corse sportive, determina un accostamento che è eco sinistro di presagi, ormai consolidati, dai fatti che si protraggono da quasi sei giorni.
Se avessi potuto scegliere tra vari colori, avrei oggi auspicato l'acquisto e l'accostamento di un'auto dal colore azzurro che, in abbinamento con il colore giallo dell'auto di cui già disponevo, mi avrebbe permesso di fare riferimento alla bandiera dello Stato del tridente. I due colori del cielo blu simboleggiante la pace sopra il colore dei campi di grano simboleggianti la prosperità avrebbero ricreato armonia e dato giustizia ad un popolo che deve invece compiere oltre 70 ore di cammino per bussare alla porta della vicina Polonia. Il rosso simboleggia il colore del tiranno e quello del sangue. Questo giorno va ricordato così. Non mi è stata data per colpa degli eventi possibilità di gioire dell'acquisto. Non posso approfondire come vorrei il racconto di questo bellissimo e rarissimo giocattolo che raffigura un modello ancora più raro ed importante d'auto da corsa. La stranezza delle coincidenze che ho rilevato in modo distopico, rende difficile andare oltre...

 

27 febbraio 2022. Ogni infinito può essere circoscritto. Come sempre è questione di punti di vista.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

26 febbraio 2022. L'infinito dentro, l'infinito fuori. L'infinito nella proiezione e l'infinito degli infiniti. In mezzo l'infinito del finito, l'impossibile che diviene lecito finchè non ci si scontra con l'infinito degli altri. Ogni infinito ha un infinito a confine. Ogni confine si disloca dove la fantasia permette di allocarlo.

 

25 febbraio 2022. COMPRO OGGETTI IN LATTA. NE AVETE MAI VISTI?

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

24 febbraio 2022. 2 + 22 + 2 + 2022. In pasto ai numerologi l'emicrania degli UK, l'attacco ad ogni libertà, il tavolo più importante in cui si sia mai giocato un Risiko. Ricordate che se l'armata da sconfiggere è quella del proprio colore, l'obiettivo diviene in automatico quello di conquistare 24 territori...

 

22 febbraio 2022. Che va letto anche 22022022. In un mondo che va come va, questo palindromo odierno ci deve far comprendere che ciò che si riproporrà per i prossimi due anni non sarà diverso da quello che abbiamo finora vissuto. Gioiranno i dementi e gli incoscienti... e chi ha permesso tutto questo nella stanza dei bottoni.

 

15 febbraio 2022. Da una conversazione felice con il grande collezionista Luigi Frugone mi impongo di sedare il mio animo distruttore e di ragionare solo sulla serie degli accadimenti. Era il 1932. Sciogliere la controversia se sia nato prima l'uovo o la gallina non è più cosi dirimente. I dati sono questi: TULLIO D'ALBISOLA, NOSENZO e LITO-LATTA da un lato con le "PAROLE IN LIBERTA' FUTURISTE OLFATTIVE TATTILI-TERMICHE". BALZARETTI E RICCIARDI, BERTARELLI, METALGRAF, SPIRALBLOC FRANSELVA dall'altro con "LE INFINITE APPLICAZIONI DELLA LATTA" di cui mostro la prima pagina.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

Se gli ideatori di ciascuno di questi oggetti avessero dialogato maggiormente, con molta probabilità, avrebbero potuto anticipare i risultati che sono propri della rilegatura di alcune copie dell'ANGURIA LIRICA che fu realizzata anche nella versione SPIRALBLOC oltre che nella versione artigianale "tradizionale", se mi è concesso usare questo termine per un'opera futurista che tutto voleva essere tranne che tale. Di una cosa si può essere certi: la maestria di Metalgraf ha consentito a chi sfogliava il libro, voluto dalla Associazione Nazionale Fascista tra gli Industriali Metallurgici Italiani con sede a Milano in Via Cappellari, 2, di non ferirsi al contatto con la prima ed ultima di copertina, perchè sapientemente le pagine avevano una bordura ripiegata che concedeva sicurezza al contatto. Stessa cosa non si poteva dire della prima edizione del libro-oggetto per eccellenza in quanto anche laddove i bordi vivi risultassero essere lame, quando poi si risolse la problematica tattile, restarono ancora taglienti le parole in libertà del militare Filippo Tommaso.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

Questo diverso libro catalogo che celebra le infinite applicazioni della latta, non sarà nato prima dell'opera che ispira anche questo sito, ma non voglio escludere che l'Accademico d'Italia abbia chiuso gli occhi quando gli si sia posto dinanzi, quindi forse confermando, se non ispirando, un'ulteriore applicazione.

 

5 febbraio 2022. Siamo tutti unici, ma con punti di vista sempre spesso più identici. Il senso di attaccamento a noi stessi ci uniforma nel volerci sentire da tutti gli altri diversi, nella misura di una garbata distanza. Diverso è però per ognuno il punto di svolta. Per molti un muro troppo alto da superare. La distinzione di razza presto non potrà più essere declinata, per quanto subliminalmente scorta dai nostri sedati ed assopiti sensi.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

Dal trasgressivo al sofisticato, passando per il non funzionale, tutto ciò che per un attimo non ci somiglia diviene affascinante. Per questo la pelle nera che circonda i tre robot, per questo il colore più scuro che ne riveste uno, centrale, per aver perso la zincatura, divengono espedienti per rafforzare un concetto sempre più flebile di variante. Unico o diverso che sia l'accezione diviene importante solo in base al tono della voce con cui si decide di esprimerla. Perchè tutto perde di significato quando la manipolazione è in pieno corso. Tempi duri anche per le macchine robot, per gli avatar e per i profili fasulli, perchè non sono consumatori, ma proiezioni asintomatiche di aspettative antropomorfe.

 

31 gennaio 2022. Un gioco Distler all'apparenza.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

In realtà la rara copia italiana, come si può desumere dallo spartito del VALZER DI MIMOSA di Ermenegildo Rusconi.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

Per i più scettici, dimostrabile dal marchio BELL e dal numero di catalogo 190, riportati entrambi in basso alla base del pianoforte verticale. Basta rivedere la prima immagine.

 

29 gennaio 2022. L'oscura scuola di Nando non ha niente a che fare con la sacra scuola di Nanto. Ma la preferisco...

 

28 gennaio 2022. 150 anni e non sentirli...

 

27 gennaio 2022. Leggerezza? Si. Ancor di più se si tratta della sola scatola...

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

 

22 gennaio 2022. La mente di Vincenzo Lancia poteva sfornare più varianti sane. Perciò benchè si sia arrivati ormai alla fine, cosa che nessuno vuole al momento riconoscere, se agli oltranzisti si volesse dare qualche opportunità di esprimersi per lettere di un certo successo, consiglio questo tipo di letture.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

 

18 gennaio 2022. Non basta dire Jeep o Fuoristrada. Quando si parla del modello AR51, cioè di un'Auto da Ricognizione del 1951, per comprendere di cosa si stia parlando esattamente è necessario aggiungere un aggettivo. Usando il termine "Campagnola" si andrebbe "fuoristrada", per quanto la Fiat abbia realizzato con l'aggettivo appena indicato il proprio modello; è con il diverso epiteto di "Matta" che si raggiunge l'obiettivo. Tale diverso nome, voluto in aggiunta al modello di serie realizzato da Alfa Romeo, perfettamente azzeccato per chi ne conosce le doti, potrebbe accendere un grande sorriso di ammirazione e comprensione, laddove per molti altri sarebbe più probabile l'incupimento di un viso spento, quando non di assecondamento inconsistente, poichè non si capirebbe di cosa in effetti si stia parlando, se non per l'esperienza diretta derivante dalla guida di uno di questi gioielli. A soccorrere ai più, servirà, ma non basterà, la lettura dell'ultimo numero di Ruoteclassiche che si occupa di più versioni del modello realizzato da Alfa Romeo, da AR51 sino ad AR54, passando per prototipi e mezzi con passati storici. Con circa 2000 esemplari tra fuoristrada di serie e primi prototipi, la casa del biscione intese rispondere alla commessa dell'Esercito Italiano che ne faceva esplicita richiesta per fronteggiare alla necessità di disporre di un mezzo, altrettanto valido e moderno, che potesse sostituire le Jeep Willys nel dopoguerra.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

Prima di procedere oltre al racconto del fuoristrada italiano per eccellenza, pazzerella auto ad onor del merito, dobbiamo infatti fare una opportuna pausa per raccontare questo aspetto importante della nostra storia automobilistica, dando ragione agli stili di vita di altri popoli che affrontavano la ricognizione in modo molto diverso dall'italiano. Mi riferisco appunto alle Willys Overland, le famose Jeep nei modelli MB dell'esercito americano e nella versione civile CJ. Svolsero un grande ruolo durante la seconda guerra mondiale e rimasero, al termine della stessa, in copiose unità in tutta Europa. Vennero trasformate ed adeguate per gli usi più vari, non sempre pacifici (vedi anche il BLOG del 19 marzo 2015 per temi simili già trattati anche con la foto della battuta di caccia di alcuni uomini e donne nei primi anni '50). Ebbero grande successo per molti anni a seguire e furono viste con grande ammirazione anche dai costruttori di giocattoli. Sia del Sol Levante, sia del Sole Mio. Nella mia collezione una versione della bolognese MLB dal singolare nome Mariù, che faceva presagire anche incontri galanti al chiar di luna, abbagliati già dalla stella posta sul cofano.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

La versatilità di un mezzo guidabile a cielo aperto, legata alla tecnica delle 4 ruote motrici, apriva ed estendeva il concetto di strada percorribile, anche dove la ricostruzione non sarebbe che arrivata dopo molti e molti anni, ed in senso polemico potrei anche dire: dove non è mai arrivata la costruzione. Il fuoristrada consentiva di esplorare ed osservare, inoltre arrivare più velocemente laddove molte altre auto dovevano fermarsi. Essere "fuori" diveniva mezzo di espressione di se stessi, concetto estremo di libertà, dopo l'oppressione di una guerra che aveva azzerato ogni valore, anzi ne aveva affossati troppi, soprattutto in tema di credo ed appartenenza. Essere matti era possibile per il tramite di ciò che questo tipo d'auto permetteva. Come la Willys, ma senza gli onori ottenuti in battaglia, anche la Land Rover aprì le nuove strade alla libertà di movimento.
Non è un segreto che anche i tecnici dell'Alfa Romeo, per realizzare il mezzo che avrebbe poi dato un'altro alloro all'azienda con la vittoria di categoria istituita, solo per un anno, alla Mille Miglia del 1952, presero spunto proprio da una Land Rover 80 per rivisitare ed impostare, sia pur con parecchie correzioni e necessari affinamenti, il modello da presentare al bando del Ministero della Difesa.
Puntualmente la Fiat otteneva, anche per questioni di costi complessivi del mezzo prodotto, l'aggiudicazione del bando a danno di Alfa Romeo che riuscì comunque a produrre un numero di auto caratterizzate da tante soluzioni che la fanno primeggare ed ancora amare da chi ne conosce le doti.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

Armata, in tempo di pace, del versatile motore del modello 1900, opportunamente modificato, questa auto consentiva funamboliche sortite. Ognuno ha vissuto le proprie. La mia prima esperienza, in terre prossime all'altopiano dell'Argimusco, dove si ergono i megaliti, è stata a cavallo di una tonda pietra più alta della "Matta" che il proprietario, l'altrettanto megalitico professor Gaetano Maurizio Pantano, affrontò con decisione. Prima di renderci conto di quali fossero le sue intenzioni il professore, servendosi del motore 1900cc, docile e scattante, addomesticato da una bassa coppia ed un piede pratico, attivate le 4 ruote motrici, si poggiò in verticale sulla roccia da millenni sottoposta all'erosione idroeolica. Dalla panchetta laterale posteriore passai, in men che non si dica, dalla visione dei contorni lontani del pianoro a quella della terra a me prossima, appena mossa dai fianchi dei copertoni che costiuiva l'unica ancora di concretezza prima di spiccare il volo che portò con una sapiente accelerata a poggiare l'unico fuoristrada costruito da Alfa Romeo al centro della pietra, in perfetto equilibrio, come tartaruga sopra tartaruga. Ogni oscillazione errata avrebbe impedito agli ospiti di quel fuoristrada di poter raccontare l'evento a chiunque. Passò qualche secondo, che è sembrato all'epoca e tutt'ora nei ricordi, quasi infinito. Con una serie di movimenti dello sterzo una delle ruote riprese ad aggrapparsi alla roccia e da lì a poco si era tutti daccapo giù. Quel soprannome, trovato durante le prove generali di salita della scalinata della Basilica di Assisi di uno dei prototipi, diviene un tutt'uno con chi ne conosce le potenzialità. Qui sotto il depliant della versione aggiornata AR52.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

Per molti anni ne ho tessuto le lodi sulla base di conoscenze o esperienze indirette. Da quasi due anni a questa parte, in pieno inizio di pandemia, mi sono permesso di avvicinarmi di più al concetto di follia che lega indissolubilmente questo manufatto del genio italiano a chi ne possiede un modello. Acquistata e recuperata a distanza il giorno dopo la nascita di Emma, per il tramite di un padre che non vuol mai star fermo, quindi con affinità facilmente riscontrabili all'oggetto del desiderio, la Matta fresca di restauro è adesso pronta per inerpicarsi anche sulla morfologia ultrastrutturale di un virus sulla cui superficie le glicoproteine S che decorano la superficie esterna conferiscono l’aspetto di una corona.
Per restare, senza troppa convinzione, legati ai temi che ci hanno avvilito negli ultimi due anni, molte testate giornalistiche ci stanno instradando verso la disinformazione dell'impossibilità del momento esatto in cui finirà la pandemia, con la scusante che non sia possibile rilevarne con certezza gli effetti. Trovo che questo arrampicarsi sugli specchi, determini la motivazione per cui sia possibile dire che, con gravi strascichi, sia già ormai tutto finito. Ricordiamoci che la "Matta" non accetta strade segnate. Con essa è possibile percorrerne di proprie, non immaginarie, ma concrete, solide, dosando l'acceleratore nel modo corretto, armato sempre di un sacro furore che è dettato da coraggio e consapevolezza che il limite è sempre oltre e nessuno può segnarlo in nostra vece. Matta in una mossa.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

2 gennaio 2022. Omaggio all'amico Beppe Scarani con la Autocorsa Domo con motore a scoppio della mia collezione. I particolari del bell'articolo sulla Domo e sulle foto di alcuni dei più rari giocattoli li trovate alle pagine 80-81 del numero 449 di Gennaio 2022 della rivista Auto d'Epoca.


Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

1 gennaio 2022. Condivido il saluto di Lucio Zambonini al nuovo anno, con una ottima rappresentanza di varie aziende produttrici di insetticida, tramite le pompette litografate, posizionate con attenzione a ricreare il messaggio di buon augurio. L'insetticida è arma letale anche per l'uomo se inalato in grandi dosi. Per cui il pugno sta dietro la carezza. Nessuno osi avvicinarsi oltre una certa misura. Nessuno osi mettere le mani su questo anno nuovo!


Foto dalla collezione di Lucio Zambonini

 

Per chi avesse voglia di rileggere quanto scritto negli ultimi anni, è pregato di cliccare sui rispettivi link
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