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22 gennaio 2022. La mente di Vincenzo Lancia poteva sfornare più varianti sane. Perciò benchè si sia arrivati ormai alla fine, cosa che nessuno vuole al momento riconoscere, se agli oltranzisti si volesse dare qualche opportunità di esprimersi per lettere di un certo successo, consiglio questo tipo di letture.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

 

18 gennaio 2022. Non basta dire Jeep o Fuoristrada. Quando si parla del modello AR51, cioè di un'Auto da Ricognizione del 1951, per comprendere di cosa si stia parlando esattamente è necessario aggiungere un aggettivo. Usando il termine "Campagnola" si andrebbe "fuoristrada", per quanto la Fiat abbia realizzato con l'aggettivo appena indicato il proprio modello; è con il diverso epiteto di "Matta" che si raggiunge l'obiettivo. Tale diverso nome, voluto in aggiunta al modello di serie realizzato da Alfa Romeo, perfettamente azzeccato per chi ne conosce le doti, potrebbe accendere un grande sorriso di ammirazione e comprensione, laddove per molti altri sarebbe più probabile l'incupimento di un viso spento, quando non di assecondamento inconsistente, poichè non si capirebbe di cosa in effetti si stia parlando, se non per l'esperienza diretta derivante dalla guida di uno di questi gioielli. A soccorrere ai più, servirà, ma non basterà, la lettura dell'ultimo numero di Ruoteclassiche che si occupa di più versioni del modello realizzato da Alfa Romeo, da AR51 sino ad AR54, passando per prototipi e mezzi con passati storici. Con circa 2000 esemplari tra fuoristrada di serie e primi prototipi, la casa del biscione intese rispondere alla commessa dell'Esercito Italiano che ne faceva esplicita richiesta per fronteggiare alla necessità di disporre di un mezzo, altrettanto valido e moderno, che potesse sostituire le Jeep Willys nel dopoguerra.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

Prima di procedere oltre al racconto del fuoristrada italiano per eccellenza, pazzerella auto ad onor del merito, dobbiamo infatti fare una opportuna pausa per raccontare questo aspetto importante della nostra storia automobilistica, dando ragione agli stili di vita di altri popoli che affrontavano la ricognizione in modo molto diverso dall'italiano. Mi riferisco appunto alle Willys Overland, le famose Jeep nei modelli MB dell'esercito americano e nella versione civile CJ. Svolsero un grande ruolo durante la seconda guerra mondiale e rimasero, al termine della stessa, in copiose unità in tutta Europa. Vennero trasformate ed adeguate per gli usi più vari, non sempre pacifici (vedi anche il BLOG del 19 marzo 2015 per temi simili già trattati anche con la foto della battuta di caccia di alcuni uomini e donne nei primi anni '50). Ebbero grande successo per molti anni a seguire e furono viste con grande ammirazione anche dai costruttori di giocattoli. Sia del Sol Levante, sia del Sole Mio. Nella mia collezione una versione della bolognese MLB dal singolare nome Mariù, che faceva presagire anche incontri galanti al chiar di luna, abbagliati già dalla stella posta sul cofano.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

La versatilità di un mezzo guidabile a cielo aperto, legata alla tecnica delle 4 ruote motrici, apriva ed estendeva il concetto di strada percorribile, anche dove la ricostruzione non sarebbe che arrivata dopo molti e molti anni, ed in senso polemico potrei anche dire: dove non è mai arrivata la costruzione. Il fuoristrada consentiva di esplorare ed osservare, inoltre arrivare più velocemente laddove molte altre auto dovevano fermarsi. Essere "fuori" diveniva mezzo di espressione di se stessi, concetto estremo di libertà, dopo l'oppressione di una guerra che aveva azzerato ogni valore, anzi ne aveva affossati troppi, soprattutto in tema di credo ed appartenenza. Essere matti era possibile per il tramite di ciò che questo tipo d'auto permetteva. Come la Willys, ma senza gli onori ottenuti in battaglia, anche la Land Rover aprì le nuove strade alla libertà di movimento.
Non è un segreto che anche i tecnici dell'Alfa Romeo, per realizzare il mezzo che avrebbe poi dato un'altro alloro all'azienda con la vittoria di categoria istituita, solo per un anno, alla Mille Miglia del 1952, presero spunto proprio da una Land Rover 80 per rivisitare ed impostare, sia pur con parecchie correzioni e necessari affinamenti, il modello da presentare al bando del Ministero della Difesa.
Puntualmente la Fiat otteneva, anche per questioni di costi complessivi del mezzo prodotto, l'aggiudicazione del bando a danno di Alfa Romeo che riuscì comunque a produrre un numero di auto caratterizzate da tante soluzioni che la fanno primeggare ed ancora amare da chi ne conosce le doti.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

Armata, in tempo di pace, del versatile motore del modello 1900, opportunamente modificato, questa auto consentiva funamboliche sortite. Ognuno ha vissuto le proprie. La mia prima esperienza, in terre prossime all'altopiano dell'Argimusco, dove si ergono i megaliti, è stata a cavallo di una tonda pietra più alta della "Matta" che il proprietario, l'altrettanto megalitico professor Gaetano Maurizio Pantano, affrontò con decisione. Prima di renderci conto di quali fossero le sue intenzioni il professore, servendosi del motore 1900cc, docile e scattante, addomesticato da una bassa coppia ed un piede pratico, attivate le 4 ruote motrici, si poggiò in verticale sulla roccia da millenni sottoposta all'erosione idroeolica. Dalla panchetta laterale posteriore passai, in men che non si dica, dalla visione dei contorni lontani del pianoro a quella della terra a me prossima, appena mossa dai fianchi dei copertoni che costiuiva l'unica ancora di concretezza prima di spiccare il volo che portò con una sapiente accelerata a poggiare l'unico fuoristrada costruito da Alfa Romeo al centro della pietra, in perfetto equilibrio, come tartaruga sopra tartaruga. Ogni oscillazione errata avrebbe impedito agli ospiti di quel fuoristrada di poter raccontare l'evento a chiunque. Passò qualche secondo, che è sembrato all'epoca e tutt'ora nei ricordi, quasi infinito. Con una serie di movimenti dello sterzo una delle ruote riprese ad aggrapparsi alla roccia e da lì a poco si era tutti daccapo giù. Quel soprannome, trovato durante le prove generali di salita della scalinata della Basilica di Assisi di uno dei prototipi, diviene un tutt'uno con chi ne conosce le potenzialità. Qui sotto il depliant della versione aggiornata AR52.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

Per molti anni ne ho tessuto le lodi sulla base di conoscenze o esperienze indirette. Da quasi due anni a questa parte, in pieno inizio di pandemia, mi sono permesso di avvicinarmi di più al concetto di follia che lega indissolubilmente questo manufatto del genio italiano a chi ne possiede un modello. Acquistata e recuperata a distanza il giorno dopo la nascita di Emma, per il tramite di un padre che non vuol mai star fermo, quindi con affinità facilmente riscontrabili all'oggetto del desiderio, la Matta fresca di restauro è adesso pronta per inerpicarsi anche sulla morfologia ultrastrutturale di un virus sulla cui superficie le glicoproteine S che decorano la superficie esterna conferiscono l’aspetto di una corona.
Per restare, senza troppa convinzione, legati ai temi che ci hanno avvilito negli ultimi due anni, molte testate giornalistiche ci stanno instradando verso la disinformazione dell'impossibilità del momento esatto in cui finirà la pandemia, con la scusante che non sia possibile rilevarne con certezza gli effetti. Trovo che questo arrampicarsi sugli specchi, determini la motivazione per cui sia possibile dire che, con gravi strascichi, sia già ormai tutto finito. Ricordiamoci che la "Matta" non accetta strade segnate. Con essa è possibile percorrerne di proprie, non immaginarie, ma concrete, solide, dosando l'acceleratore nel modo corretto, armato sempre di un sacro furore che è dettato da coraggio e consapevolezza che il limite è sempre oltre e nessuno può segnarlo in nostra vece. Matta in una mossa.

Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

2 gennaio 2022. Omaggio all'amico Beppe Scarani con la Autocorsa Domo con motore a scoppio della mia collezione. I particolari del bell'articolo sulla Domo e sulle foto di alcuni dei più rari giocattoli li trovate alle pagine 80-81 del numero 449 di Gennaio 2022 della rivista Auto d'Epoca.


Foto dalla collezione di Giovanfranco Di Giunta

 

1 gennaio 2022. Condivido il saluto di Lucio Zambonini al nuovo anno, con una ottima rappresentanza di varie aziende produttrici di insetticida, tramite le pompette litografate, posizionate con attenzione a ricreare il messaggio di buon augurio. L'insetticida è arma letale anche per l'uomo se inalato in grandi dosi. Per cui il pugno sta dietro la carezza. Nessuno osi avvicinarsi oltre una certa misura. Nessuno osi mettere le mani su questo anno nuovo!


Foto dalla collezione di Lucio Zambonini

 

Per chi avesse voglia di rileggere quanto scritto negli ultimi anni, è pregato di cliccare sui rispettivi link
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